Il formidabile partito dei saggi
Nel paese delle eterne risse tra guelfi e ghibellini, in cui sembra obbligatorio partecipare alla gara a chi le spara più grosse per infangare l’avversario di turno, lo spazio per il ragionamento pacato, per l’analisi differenziata, insomma per la razionalità e la saggezza sembra ormai esaurito. Per fortuna non è proprio così.
17 AGO 20

Nel paese delle eterne risse tra guelfi e ghibellini, in cui sembra obbligatorio partecipare alla gara a chi le spara più grosse per infangare l’avversario di turno, lo spazio per il ragionamento pacato, per l’analisi differenziata, insomma per la razionalità e la saggezza sembra ormai esaurito. Per fortuna non è proprio così. Sul tema del giorno, la bocciatura parlamentare del bilancio consuntivo, che apre una complessa faida politica intrecciata a un rebus regolamentare assai complesso, Michele Ainis, in un editoriale del Corriere della Sera tutt’altro che tenero con i pasticcioni della maggioranza, ha la saggezza di scrivere che “dopotutto, le legge di bilancio è un atto costituzionalmente necessario. E dopotutto la necessità è più forte della legge, anzi è essa stessa legge”. Questo ragionamento lo porta a concludere che per il governo “c’è un’unica via per superare l’incidente: cucinando le riforme che servono al paese, mostrando una rinnovata compattezza, al di là dei voti di fiducia sventolati come bandierine”. All’autorevole ma, almeno per la sensazione diffusa dai media, minoritario “partito dei saggi” appartiene di diritto il governatore della Banca d’Italia (tra pochi giorni della Banca centrale europea) Mario Draghi, che ha lanciato ancora recentemente un perentorio invito alla coesione nazionale e a smetterla con le fazioni paralizzanti.
Su un altro tema rovente, quello delle inchieste giudiziarie che coinvolgono direttamente o indirettamente Silvio Berlusconi, il tono prevalente è da sempre quello dell’invettiva e della demonizzazione, che in Eugenio Scalfari arriva al diapason dell’invito neppure troppo implicito a una sorta di “golpe” bianco. In questo clima avvelenato, le parole di Michele Vietti, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, a proposito dell’ispezione disposta dal ministero della Giustizia sulla procura napoletana danno una prova convincente di equilibrio e di buon senso. Nonostante le proteste dell’Associazione nazionale magistrati e le dichiarazioni incredibili (“siamo sotto attacco”) del procuratore partenopeo Giandomenico Lepore, Vietti ha voluto ristabilire gli esatti termini istituzionali della vicenda. “Sono contro le teorie complottiste – ha dichiarato – da qualunque parte vengano. Il potere ispettivo appartiene alle attribuzioni del ministro. E non mi scandalizzo che venga esercitato”. Vietti ha anche proposto una riforma quanto mai necessaria, in materia di competenza territoriale delle procure, per superare la prassi assurda secondo cui è competente la procura che iscrive per prima nel registro degli indagati. Nell’ambiente politico, più direttamente implicato nella rissa quotidiana, è più difficile trovare segnali di saggezza, ma si può segnalare l’eccezione rappresentata da Romano Prodi, che pure è stato il più serio e temibile antagonista di Berlusconi, che non si è unito al coro un po’ ossessivo che imputa al premier in carica tutti i guai dell’Italia, e che invece si concentra sui problemi di governance europea, sull’atteggiamento finora ostile all’euro ma recentemente mutato dell’America, sulla diffidenza reciproca che caratterizza le istituzioni finanziarie, dando prova di misura e di capacità analitica non messa al servizio della propaganda quotidiana.
Il punto di riferimento fondamentale di tutti coloro che si sforzano di mantenere la mente fredda e di ragionare sui guai dell’Italia allo scopo di risolverli e non di imputarli al governo o all’opposizione è ovviamente il presidente della Repubblica, il cui impegno per la coesione nazionale è la motivazione di fondo di tanti interventi e di tante esternazioni sempre misurate e volte a costruire un clima più respirabile, anche affrontando argomenti assai controversi. Quando ha reagito alla demonizzazione della politica ricordando agli Italiani che “la politica siamo noi” ha dimostrato di non cercare consensi facili, ma di assumersi, intera, la responsabilità del suo ruolo: che è poi la chiave di ogni atteggiamento di saggezza e di equilibrio.